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LA GAMBA CORTA

Vi è mai capitato di accorciare dei pantaloni e scoprire che una gamba risultava più lunga dell’altra? Ve la siete presa con la sarta ma forse non era proprio colpa sua. Molti di noi, infatti, sono portatori di una differenza di lunghezza tra una gamba e l’altra (anomalia della quale in genere non siamo nemmeno consapevoli), quello che non tutti sanno è che non sempre queste differenze sono dovute ad anomalie anatomiche presenti alla nascita ma molto spesso sono la conseguenza di alterazioni a carico del bacino che può ruotare o aprirsi in un modo tale  da far “sembrare” una gamba più lunga o più corta della controlaterale.

La rotazione di un emibacino (osso iliaco), infatti, determina un accorciamento o allungamento funzionale (non strutturale-anatomico) di un arto inferiore, quelle che nel gergo delle medicine manuali viene definito "falsa gamba corta o  falsa gamba lunga". Premesso che questo tipo di problema non è riconducibile solo alla rotazione del bacino ma anche a problematiche di anca, ginocchio e caviglia, il problema del bacino porterà inevitabilmente ad una dismetria degli arti inferiori che comporterà un sovraccarico sul lato della "gamba corta", che per compenso sarà costretta ad accollarsi il maggior carico, con accentuazione dello stress a carico delle grandi articolazioni della caviglia, del ginocchio e dell’anca rispetto ai contro laterali. Le articolazioni sacroiliache subiscono uno stress non uniforme tra i lati e rischiano il blocco infiammatorio (dolorosissimo!) mentre si sviluppano anche delle alterazioni delle curve fisiologiche sul piano sagittale della colonna tali da provocare maggior sovraccarico in alcuni punti rispetto ad altri, fino al tratto cervicale.  Tutto ciò, ovviamente, nella posizione in piedi senza esercizio fisico, senza carichi aggiuntivi ma solo stando in stazione eretta, figuriamoci durante un esercizio....
In prima analisi bisognerebbe valutare l'altezza delle creste iliache come mostrato in figura.

Da questo primo approccio si possono ricavare informazioni utili e capire se un soggetto si trova con un bacino non livellato per cause varie e si ha la possibilità di evidenziare un'alterazione posturale molto spesso abbastanza evidente e da non trascurare. La cresta iliaca che risulta essere più bassa ci fa indurre a pensare che la gamba corrispondente risulterà molto probabilmente più corta dell'altra. Rilevare una dismetria è abbastanza semplice, capire se si tratti di una forma funzionale (legata cioè  ad alterazioni di bacino o comunque posturali) o non piuttosto una forma prettamente

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anatomica cioè strutturale, lo è molto meno al punto che spesso vengono tratti in inganno anche ottimi specialisti. La problematica non è di poco conto poiché cambia drasticamente la strategia terapeutica: se infatti una dismetria anatomica (dove gli arti inferiori mostrano una differenza di lunghezza reale) deve essere trattata posizionando uno spessore di rialzo, lo stesso spessore non può essere utilizzato in una gamba corta funzionale dove gli arti inferiori sono effettivamente di uguale lunghezza ma dove uno dei due si atteggia in modo da sembrare più corto del contro laterale. In rialzo, in questo caso, andrebbe a creare una dismetria, non a correggerla. Per rispondere a questi quesiti è necessario fare altri tests, ad esempio mettendo il soggetto in decubito supino e valutando la lunghezza degli arti inferiori a livello dei malleoli tibiali (interni) come mostrato in figura

Ovviamente il malleolo che risulta essere più in alto dell'atro corrisponderà al lato della "gamba corta".
Prima di apprezzare la lunghezza degli arti è bene che si faccia sollevare il bacino dal lettino al soggetto, in modo da annullare tutte le tensioni di asimmetrie che possono crearsi nell'assumerne la posizione da supino, per poi riposizionare le gambe distese sul lettino senza che il soggetto ci aiuti. Da qui si vede la lunghezza delle gambe e si evince l'eventuale asimmetria.



Da notare che molto probabilmente, la differenza non sarà così eclatante come la si aspettava e questo può essere dovuto o ad una problematica davvero minima o perché in posizione di non carico, quindi da sdraiato, il soggetto compensa bene e nasconde il suo problema.

Rimanendo sempre nell'arto inferiore, ciò che crea tanta confusione tra gli addetti ai lavori e fa arricchire tanti progettisti di "solette per i piedi" è l'appoggio plantare. Anche qui si può praticare un semplice test per capire se in realtà, effettivamente, dal piede partono informazioni di scompenso per l'intera postura. In una persona che presenta, per esempio "un atteggiamento di piatto" si possono inserire degli spessori, anche di carta, dell'altezza di pochi millimetri lungo l'arcata interna, da ambo i lati; in questo modo si apprezza, alla verticale di Barrè, se il corpo riacquista il normale allineamento tra calcagni, sacro e occipite. Stessa cosa la si può fare per un piede in "atteggiamento di cavo", inserendo gli spessori sotto l'arcata esterna e valutare se il triangolo inferiore torna in linea.
Questo semplice test ci fa capire che se dopo l'inserimento dello spessore sotto la pianta, (a seconda del lato da sollecitare, interno o esterno, sotto i metatarsi oppure sotto al calcagno), il corpo si presenta allineato alla verticale, ciò ci induce a pensare che la perturbazione è a carico del triangolo inferiore (in questo caso il piede); a tal proposito una correzione all'appoggio plantare, di tipo propriocettivo, quindi non ortopedico come i plantari di rialzo, può dare la giusta informazione all'intero sistema posturale di correggere gli scompensi di causa ascendente ad origine podalica.


Dott. Paolo Mici - viale Fiume, 5 - 61121  Pesaro (PU) cell. +39 339 5860735


Valutazione delle altezze delle Creste Iliache Valutazione della lunghezza delle gambe  mediante allineamento dei malleoli tibiali